Tutti i demoni di dante

Questo lavoro su Dante è nato in uno dei periodi più bui della nostra storia, il lockdown: la solitudine imposta, la chiusura forzata al mondo, agli amici, alla vita nella sua pienezza.

Quale momento più adatto per scendere con Dante nel suo inferno che, a distanza di 700 anni, mantiene intatta tutta la sua esplosiva carica visionaria: ho rivisto i suoi demoni ed i miei.

Nelle sue terzine, come in un grande affresco, ci sono già forme, colori, atmosfere, ritmo… non ho fatto nient’altro che cercare di mettere su tela un po’ di questo mondo fantastico.

Canto I: LA LONZA, IL LEONE, LA LUPA

…una lonza leggera e presta molto,

…un leone, con la testa alta e con rabbiosa fame

…una lupa carca nella sua magrezza

Canto II: BEATRICE

io ero tra color che son sospesi,
e donna mi chiamò beata e bella,
tal che di comandar io le richiesi.

Lucevan gli occhi suoi più che la stella,
e cominciommi a dir soave e piana,
con angelica voce in sua favella:

Io son Beatrice , che ti faccio andare;
vegno del loco ove tornar disio;
amor mi mosse che mi fa parlare

Canto III: CARONTE

ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio bianco per antico pelo,
gridando: “guai a voi anime prave!”….

…..

Caron dimonio, con occhi di bragia,
loro accennando, tutte le raccoglie:
batte col remo qualunque s’adagia

Canto IV: DANTE E VIRGILIO

“or discendiam quaggiù nel cieco mondo”,
cominciò il poeta tutto smorto:
“io sarò il primo, e tu sarai il secondo”.

Canto V: MINOSSE

stavvi minòs, orribilmente, e ringhia,
esamina le colpe nell’entrata,
giudica e manda secondo ch’avvinghia

cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.

Canto VI: CERBERO

Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sopra la gente che quivi è sommersa.

Canto VII: PLUTO

“papè satan, papè satan, aleppe!…”
cominciò pluto con la sua voce chioccia:
e quel savio gentil che tutto seppe

poi si rivolse a quella enfiata labbia,
e disse:” taci, maledetto lupo

….

quali dal vento le gonfiate vele
caggiono avvolte, poi che l’alber fiacca,
tal cadde a terra la fiera crudele.

Canto VIII: 1000 DIAVOLI ALLE PORTE

io vidi più di mille in su le porte,
dal ciel piovuti, che stizzosamente
dicean: “chi è costui che sanza morte

va per lo regno della morta gente?”

Canto IX: LE ERINNI

…in un punto furon dritte ratto
tre furie infernal di sangue tinte,
che membra femminili aveano, ed atto

e con idre verdissime eran cinte;
serpentelli e ceraste avean per crine,
onde le fiere tempie erano avvinte.

…con l’unghie si fendean ciascuna il petto.

Canto X: FARINATA DEGLI UBERTI

ed ei mi disse: “volgiti; che fai?
vedi là farinata, che s’è dritto:
dalla cintola in su tutto il vedrai”

l’aveva già ‘l mio viso nel suo fitto;
ed ei s’ergea col petto e con la fronte,
com’avesse l’inferno in gran dispitto:

Canto XI: DANNATI DIETRO LE PIETRE ROTTE: I VIOLENTI

in su l’estremità d’un’ alta ripa
che facean gran pietre rotte in cerchio,
venimmo sopra più crudele stipa

Canto XII: I DANNATI DEL FLEGETONTE

“ma ficca gli occhi a valle, chè s’approccia
la riviera del sangue, in la qual bolle
qual che per violenza in altrui noccia.”

o cieca cupidigia e ira folle,
che sì ci sproni nella vita corta
e nell’eterna poi si mal c’immolle!

Canto XIII: LE ARPIE

non fronda verde, ma di colore fosco;
non rami schietti, ma nodosi e involti;
non pomi v’eran, ma stecchi con tòsco.

….

quivi le brutte arpie lor nidi fanno,

ali hanno late, e colli e visi umani,
piè con artigli, e pennuto il gran ventre;
fanno lamenti in su gli alberi strani.

Canto XIV: IL GRAN VECCHIO

dentro al monte sta dritto un gran veglio…

la sua testa è di fino oro formata,
e puro argento son le braccia e il petto,
poi è di rame fino alla forcata:

di indi in giuso è tutto ferro eletto

….

ciascuna parte, fuor che l’oro, è rotta
d’una fessura che lagrime goccia,
le quali, accolte, foran quella grotta.

lor corso in questa valle si diroccia:
fanno acheronte, stige e flegetonta;

Canto XV: I SODOMITI

in somma, sappi che tutti fur cherci,
e letterati grandi e di gran fama,
d’un peccato medesmo al mondo lerci.

Canto XVI: PIOGGIA DI FUOCO

qual sogliono i campion far nudi e unti
avvisando lor presa e lor vantaggio,
prima che sien tra lot battuti e punti;

e sì rotando, ciascuno il visaggio
drizzava a me, sì che in contrario il collo
faceva ai piè continuo viaggio.

Canto XVII: GERIONE

la faccia sua era faccia d’uom giusto,
tanto benigna avea di fuor la pelle,
e d’un serpente tutto l’altro fusto

Canto XVIII: TAIDE

…”fa che pinghe”,
mi disse “il viso un poco più avante,
sì che la faccia ben con l’occhio attinghe

di quella sozza e scapigliata fante
che là si graffia con l’unghie merdose,
ed or s’accoscia ed ora è in piede stante.

taide è, la puttana che rispose
al drudo suo, quando disse: ho io grazie
grandi appo te?: : “anzi maravigliose”

Canto XIX: BESTIA CON SETTE TESTE E DIECI CORNA


quella che con sette teste nacque,
e dalle dieci corna ebbe argomento
fin che virtude al suo marito piacque.

Canto XX: TIRESIA

vedi Tiresia che mutò sembiante
quando, di maschio, femmina divenne,
cangiandosi le membra tutte quante;

e prima, poi, ribatter gli convenne
li due serpenti avvolti, con la verga,
che riavesse le maschili penne.

Canto XXI: MALEBRANCHE

…e vidi dietro a noi un diavol nero
correndo su per lo scoglio venire.
…con l’ali aperte e sopra i piè leggiero!

l’omero suo, ch’era aguto e superbo,
carcava un peccator con ambo l’anche,
e quei tenea de’ piè ghermito il nerbo.

Canto XXII: L’ESERCITO DEI DIECI DIAVOLI

noi andavam con li dieci demoni.
ahi fiera compagnia! ma nella chiesa
coi sannti, e in taverna co’ghiottoni,

Canto XXIII: GLI IPOCRITI

laggiù trovammo una gente dipinta
che giva intorno assai con lenti passi,
piangendo e nel sembiante stanca e vinta.

Elli avean cappe, con cappucci bassi
dinanzi agli occhi, fatte della taglia
che in clugnì per li monaci fassi

Canto XXIV: LA PUNIZIONE DEI LADRI

tra questa cruda e tristissima copia
correan genti nude e spaventate,
sanza sperar pertugio o elitropia:

con serpi le man dietro avean legate;
quelle ficcavan per le ren la coda
e il capo ed eran dinanzi aggroppate.

Canto XXV: CACO

…sopra le spalle, dietro dalla coppa,
con l’ali aperte gli giaceva un draco,
e quello affoca qualunque s’ intoppa.

Canto XXV: IL SERPENTE

…e un serpente con sei piè si lancia
dinanzi all’uno e tutto a lui s’appiglia.

co’ piè di mezzo gli avvinse la pancia,
e con gli anterior, le braccia prese;
poi gli addentò e l’una e l’altra guancia.

Canto XXVI: ULISSE E DIOMEDE

lo maggior corno de la fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando
pur come quella cui vento affatica;

indi la cima qua e là menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori, …

Canto XXVII: GUIDO DA MONTEFELTRO

come il bue cicilian, che mugghiò prima
col pianto di colui, e ciò fu dritto,
che l’avea temperato con sua lima,

mugghiava con la voce dell’afflitto.
Sì che, con tutto che fosse di rame,
pure e’ parea dal dolore afflitto

così, per non aver via nè forame
dal principio nel foco, in suo linguaggio
si convertian le parole grame.

Canto XXVIII: DIAVOLO CON LA SPADA

un diavolo è qua dietro che n’accisma
si crudelmente, al taglio della spada
rimettendo ciascun di questa risma

quand’avem volta la dolente strada;
però che le ferite son richiuse
prima ch’altri dinanzi gli rivada.

Canto XXIX: I SEMINATORI DI DISCORDIE

qual sopra il ventre e qual sopra le spalle
l’un dell’altro giacea, e qual carpone
si trasmutava per lo tristo calle.

io vidi due sedere a sé poggiati
come a scadar si poggia tegghia a tecchia,

Canto XXX: ANIME SMORTE E NUDE

ma nè di tebe furie né troiane
si vider mai in alcun tanto crude,
non punger bestie, non che membra umane,

quant’io vide due ombre smorte e nude,
che mordendo correvan di quel modo
che il porco quando del porcil si schiude.

Canto XXXI: I GIGANTI

…come su la cerchia tonda
montereggion di torri si corona,
così n’ la proda che il pozzo circonda

torreggiavan di mezza la persona
li orribili giganti, cui minaccia
giove del cielo ancora quando tuona.

e io scorgeva già d’alcun la faccia,
le spalle e il petto e del ventre gran parte,
e per le coste giù ambo le braccia.

Canto XXXII: FRATELLI

quand’io m’ebbi d’intorno alquanto visto,
volsimi a’piedi, e vidi due si stretti
che il pel del capo avieno insieme misto.

gli occhi lor, ch’eran pria pur dentro molli,
gocciàr su per l labbra, e il gelo strinse
le lacrime tra essi e riserrolli.

Canto XXXIII: IL CONTE UGOLINO

la bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola ai capelli
del capo ch’egli avea di retro guasto

Canto XXXIV: LUCIFERO

lo imperador del doloroso regno
da mezzo il petto uscia fuor della ghiaccia;

…io vidi tre facce alla sua testa!

…con sei occhi piangeva, e per tre menti
gocciova il pianto e sanguinosa bava.

da ogni bocca dirompea co’denti
un peccatore, a guisa di maciulla,
si che tre ne facea così dolenti